Paolo Ongaro - Corso di Disegno

1 I CANIDI
2 PRESENTAZIONE
3 MATERIALI NECESSARI
4 LA PROSPETTIVA
5 COPIA DAL VERO
6 LUCI E OMBRE
7 IL CORPO UMANO
8 LA MUSCOLATURA
9 IL MOVIMENTO
10 LA TESTA IL VOLTO
11 BARBA E CAPELLI
12 ESPRESSIONI
13 I GESSI LA LUCE
14 LA TECNICA DELLA PENNA
15 LA TECNICA DEL PENNELLO

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Per il cane o i canidi in generale, non vale il concetto seguito per i felini. La varietà delle razze è talmente vasta che si dovrebbe far uno studio singolarmente appropriato.
Sono costretto quindi a limitarmi agli esempi di “costruzione” di un cane generico e poi portare campioni di alcune delle innumerevoli razze.
Con una frase rassegnata, spesso si liquida l’invidia che a volte proviamo nel veder un’agile mano rappresentare con pochi tratti un volto,una figura:
“…saper disegnare è un dono di natura…”
Ciò è vero solo in parte, e noi qui vogliamo dimostrare che è anche il risultato di un allenamento dell’occhio e della mano e molta, molta pratica.

Il saluto mattutino di Leonardo Da Vinci al suo assistente ed allievo Salaì era: -...disegna, Salaì, disegna...-
Guidati passo dopo passo da un esperto professionista, si può conseguire in breve una buona tecnica per disegnare.
Durante la mia ormai lunga esperienza professionale, ho maturato la convinzione che imparare a disegnare è un po’ come imparare a scrivere, poiché questa attività non necessita a priori di particolari cognizioni o studi approfonditi. L’uomo ha imparato a disegnare prima ancora che a scrivere, quindi è una pratica connaturata in lui che aspetta solo di essere messa in luce. L’esperienza, unita alla voglia di imparare con una pratica costante, matura a qualsiasi età lo stimolo artistico. Le cognizioni si acquisiscono come conseguenza degli approfondimenti e delle esperienze fatte “sul campo”, siano esse per coltivare un hobby tra i più appaganti, siano per uno scopo di professione finale.

Cosa offre il corso
Sicuramente non seguiremo aride teorie ed esposizioni complicate, ma la voglia di risvegliare nei partecipanti il piacere della invenzione artistica e della sperimentazione in prima persona.
Il notevole numero di disegni e illustrazioni a disposizione come esempi, la spiegazione tecnica del procedimento artistico fanno comprendere bene la materia.
Quindi le conseguenti spiegazioni del processo creativo vi eviteranno tentativi sbagliati e inutili perdite di tempo che normalmente si fanno in un tirocinio senza una sicura guida.

Paolo ONGARO
La serie seguente di foto vuole dare una sensazione attiva del lavoro da eseguire, motivo per cui ho preferito visualizzare del materiale usato che forse aiuta a evitare la titubanza iniziale, so bene che il foglio bianco soprattutto all'inizio spaventa un po'.
Inoltre la superficie del tavolo da lavoro che non appare imbrattata e un po' sporca, rivela o troppa diligenza ( ...dubbio fondato) o che il lavoro viene...rinviato...

In seguito vedremo quali di questi materiali usare nei differenti lavori.

Un sistema per allungare la matita diventata troppo corta è quello che vediamo nell'ultima immagine.
Ho tagliato una cannuccia di un vecchio pennarello e...
Molto meglio così che una qualsiasi altra prolunga in commercio,
spesso metallica e scivolosa.
Innanzi tutto è opportuno precisare che per un disegnatore/artista non è strettamente necessario conoscere a fondo le regole della prospettiva, che richiedono uno studio approfondito della geometria, ma è sufficiente avere una buona “infarinatura” di base che ci permetta di trasporre sul nostro foglio disegnando in modo corretto ciò che vediamo.
In questo primo esempio osserviamo il cubo da differenti punti di vista.

L'immagine 1 mostra come le linee di profondità, anche su cubi disposti in modo diverso, ma sullo stesso piano, vadano a coincidere nel punto di fuga con la linea di orizzonte, detta anche punto di vista.

Anche sulla immagine 2 le linee di profondità si comportano allo stesso modo. Qui i punti di fuga sono due poiché il cubo è posizionato di spigolo fronte a noi diversamente dalla immagine 1.

L'immagine 3 mostra il cubo visto dal basso. In questo caso la linea di orizzonte si trova al di sotto dell'oggetto.
L'occhio di un buon disegnatore si deve abituare all'osservazione della realtà in modo acuto e pensare di poter ricreare ogni ”vista” in un disegno, perché ogni soggetto può stimolarci a prendere in mano la nostra matita, che dovremmo sempre avere a portata di mano. Non basta praticare in modo automatico la presente attività o argomenti di questa, si deve abituare la mente a questo specifico mezzo espressivo, deve diventare una creatività naturale, non ripetitiva.
Ciò richiede tempo ed esercizio e non ci si deve scoraggiare ai primi insuccessi.

Si inizia di solito con la copia dal vero di nature morte, e il primo consiglio che va tenuto presente è di inquadrare quello che si vuole rappresentare attraverso una cornice che racchiuda il nostro soggetto. Questa scelta rende meno dispersivo il nostro lavoro, distratto da elementi non considerati, ci facilita la composizione...





...a proposito della quale vanno fatte alcune osservazioni.
La disposizione degli elementi da rappresentare va tenuta in grande considerazione, si deve disporre gli oggetti come un tutt'uno e non come pezzi a se stanti.

Questo permette una composizione gradevole e una visione stimolante su quello che vogliamo realizzare.


Altro problema da superare è abituarsi a “vedere” in bianco e nero.
Come si può osservare dalla foto d'esempio, lo sforzo è di comprendere il tono di grigio più o meno accentuato a seconda del colore: es. il rosso della mela o il giallo della banana.

Anche se di tanto in tanto ci saranno esempi di colore ad acquerello o ad olio, soprattutto derivati da bozzetti, la prevalenza, com'è ovvio, è di rappresentazioni in grigio o bianco e nero ( con l'eccezione delle matite colorate o pastelli). Ricordo che il nostro è un corso di disegno e non di pittura.
Ponendovi davanti al soggetto da disegnare, la prima operazione è la ricerca del volume in modo semplice. Immaginate quindi inizialmente di contornare con forme geometriche i vari elementi, poi continuate a costruire il disegno fino al risultato ultimo. In questo caso la gomma va usata( ci si deve abituare ) per la pulizia delle linee di costruzione.






continuando con l'approfondimento dei particolari fino ad arrivare al definitivo
Nel copiare questi interni con la tecnica appena spiegata, non ho dimenticato, e quindi ho messo in pratica, la lezione "Ombre e luci"...



...invece la cesta di radicchio è un disegno in china schizzato
all'aperto e rifinito in studio.
Le leggere pennellate di rosso vogliono valorizzare la centralità del tema.
Occorre ora valutare il fondamentale valore delle luci e degli effetti che producono nella realtà, e delle ombre che si creano di conseguenza. Questi effetti agli occhi di un disegnatore diventano volumi, modellati dalla gradazione dei toni e linee che spiccano di conseguenza.

In questi tre primi esempi vediamo che ogni cubo è illuminato da una luce di differente provenienza.
Nel primo caso la luce proviene dall'orizzonte in diagonale. Noi non vediamo la faccia in piena luce ma quella opposta che non ricevendo luce è più scura, mentre le altre due facce visibili sono di toni intermedi poiché ricevono obliquamente luminosità.

Nel secondo caso la luce proviene da sinistra e le due facce del cubo che ricevono i raggi sono bianche, mentre la faccia che proietta l'ombra ( con quella non visibile ) è scura, ma meno di quanto non sia l'ombra stessa del cubo. Ciò avviene quasi sempre per le ombre dette gettate o anche portate.

Nel terzo caso la luce proviene a picco dall'alto e illumina la faccia superiore del cubo che non proietta alcuna ombra, mentre le altre facce, anche quelle non visibili, ne avranno una velatura.
Entriamo ora nell'argomento più complesso del nostro studio: il corpo umano.
E' la figura umana, con le sue luci e ombre, che offre le migliori possibilità creative, per cui l'artista deve approfondire l'argomento con attenzione, senza perdersi d'animo difronte alle difficoltà. L'allenamento e la pratica risolvono innumerevoli problemi, è però importante saper rispondere alle domande che via via ci si porrà.
Appare ovvio che la figura, maschile o femminile che sia, ha due dinamiche profondamente diverse, ovvero la staticità e il movimento.
Cominciamo dunque dalla staticità.

Primo passo è studiare con discreta attenzione lo scheletro e la muscolatura del corpo
E' opportuno sapere che la conoscenza della muscolatura va approfondita per sintesi, non dobbiamo studiare anatomia, questo è un compito per altre categorie, pur tuttavia non si deve trascurare uno studio che permetta di marcare con tratti decisi i volumi del corpo.
Il corpo umano è uno straordinario strumento del nostro cervello che lo comanda. Si muove per impulsi, e i muscoli rispondono in migliaia di modi con pose, atteggiamenti, evoluzioni diverse. Per il disegnatore è la vera manna, un modello che suggerisce infinite possibilità di essere trasferito sulla carta. La muscolatura, con la flessibilità che le è propria, è fondamentale per l'apprendimento.

Vediamo dunque di analizzare i vari movimenti muscolari che seguono cercando di comprendere come applicarli nel nostro lavoro.

Osserviamo inanzi tutto come camminiamo:
quando la gamba destra è avanti lo è anche il braccio sinistro e viceversa.
Così bilanciamo l'equilibrio, grave errore è spostare avanti o indietro contemporaneamente braccio e gamba dallo stesso lato.

Chiunque di noi solo facendo attenzione ai movimenti del proprio camminare, si può rendere conto di come ci si muove. E' un principio che deve essere ricordato per aver sempre la figura ben bilanciata.
Ovviamente nel camminare le braccia possono fare altri movimenti, mani in tasca, telefonino, ecc... Come vediamo dalle prime due immagini diventa tutto molto realistico.

Il muoversi di una indossatrice appare diverso.

L'ultimo schizzo rappresenta una movenza spiritosa, un po' clownesca
Questi schemi generici sono un punto di partenza per qualsivoglia volto, è ovvio che non devono diventare un modello fisso.si deve adattare ogni volto alle sue caratteristiche, così come gli esempi che seguono.
Alla fine più di troppe parole servono gli esempi riportati, considerando inoltre che questi devono adattarsi alle caratteristiche di volti diversi l'un dall'altro. I modelli che sceglierete saranno la miglior scuola.
Esistono diverse maniere per costruire uno schema in cui disegnare la testa umana, io cercherò di usare il più semplice che poi è quello che ho sempre adottato.

Per il frontale si parte da un ovale che per proporzioni è molto simile ad un uovo,
lo si divide in due sia in verticale che in orizzontale (1)
La metà sottostante la si divide ancora per due con un segno orizzontale (2).
E ancora l'ultima parte sottostante di nuovo per due, (3)

Il tratto 1 demarca l'altezza delle sopracciglia
Il tratto 2 demarca la base del naso
Il tratto 3 demarca la bocca
Il tratto 4 demarca il mento


L'orecchio deve essere all'altezza del segno 1 e non superare al di sotto il segno 2.

la posizione degli occhi varia a seconda del soggetto, ma è opportuno ricordare che nel volto frontale lo spazio sopra il naso tra un occhio e l'altro deve poter “includere” un terzo occhio virtuale ovviamente invisibile

Per il profilo partiamo da un cerchio, lo dividiamo in due orizzontalmente. Aggiungiamo dal lato del mento un tratto uguale allo spazio che intercorre tra il sopracciglio e il naso (spazio 1/2). Questa seconda parte la dividiamo in due per trovare la posizione della bocca (linea 3)
L'orecchio si posiziona sempre oltre la mandibola, nel nostro caso al di là del segno verticale, e sempre all'altezza del segno 1 e non oltrepassare sotto il segno 2.

Convengo che è più complicato spiegare che fare,ma copiando lo schema diventa tutto più facile.


Per la rotazione del volto i principi rimangono gli stessi, la sola variante è che il tratto verticale di prima diventa una parentesi che dovrà essere più o meno curva a seconda della posizione del naso (vedi fig. A e B )


La testa dei bambini non può seguire le regole viste prima poiché le “misure” del volto e le proporzioni si modificano nella crescita.

Il modello qui riportato è puramente indicativo e rimando il tutto agli esempi che vedremo più avanti sui volti di età differenti.
I capelli hanno una importanza fondamentale per dare carattere ai nostri soggetti,molti che mi chiedono consigli danno poca importanza allo studio delle pettinature, ma è un errore come andiamo a dimostrare.
Ed è altrettanto vero che la realizzazione delle capigliature è più complicata di quello che può sembrare.
Osserviamo infatti come in queste immagini la stessa persona modifichi fondamentalmente il suo aspetto.
Studiamo bene ora il movimento sinuoso dei capelli, siano corti o leggermente più lunghi, oppure ricci.

Molti tratti sui capelli che qui vedete ho preferito disegnarli in china nera poiché meglio si apprezza le luci e le ombre che movimentano le ondulazioni.
Solo l'ultimo volto è disegnato con una matita carbone, l'ho inserito per far notare ciò che dicevo: la brillantezza della china aiuta di più a capire come movimentare i vari tagli.

Ma voi per ora non provateci se non ve la sentite, la lezione sulla china la vedremo nell'avanzamento del corso, qui però sentivo la necessità di proporre questi esempi.
Il taglio dei capelli delle donne è normalmente diverso da quello degli uomini, ma ovviamente l'andamento delle pieghe è uguale. Vediamo quindi due donne con taglio e colore diverso, ma lo stesso taglio può essere usato per un volto maschile qui disegnato a matita.
Abbiamo già visto una ragazza con i capelli chiari, vediamo ora come trattare un maschi
biondo o brizzolato.: pochi tratti molto bianco come fosse luce "et voilà"
Vediamo ora la nuca e la calvizia
Una volta si diceva:- ...barba, onor del mento...- Non possiamo quindi trascurare come si realizzano folte barbe
Il volto ha mille espressioni, si sa, noi purtroppo non potremo rappresentarle tutte, ma, pur limitandoci alla gamma di quelle fondamentali, riusciamo ad averne la visione ottimale...

E' bene ricordare che la cattura dell'espressione più adatta al soggetto è ciò che dà tono e rilevanza all'opera che vogliamo.

Cominciamo da questo schema semplice che è alla base di ogni lavoro futuro

FACCIAMO ORA UNA CARRELLATA SU ALCUNE INTERPRETAZIONI DI VARI UMORI.
Nel primo volto, che abbiamo già visto in un'altra lezione, vediamo una intensa espressione di severità. Da notare come le sopracciglia si contraggono verso il basso e la fronte si corruga.

Nella serie successiva possiamo interpretare ironia, dove gli occhi assumono un andamento diverso l'uno dall'altro e la bocca accenna ad un sorriso solo da un lato creando un ruga di espressione importante.

Lo sdegno è caratterizzato soprattutto dalla spinta in fuori della mandibola e l'ammiccamento si valorizza dall'occhiolino che tira verso l'alto il labbro superiore.
La paura si caratterizza facendo strabuzzare gli occhi e spalancando la bocca come vediamo negli esempi 1 e 2.

Anche il dolore prevede una bocca spalancata, ma gli occhi si contraggono e completano la smorfia, es. 3.

Nella seguente serie vediamo che il primo disegno rappresenta un bonario rimprovero, lo si nota per il movimento della bocca ma anche dall'angolazione prospettica, mentre quella donna ottocentesca rimprovera con maggior severità.
L'austerità invece la troviamo tutta nel volto di quel vecchio accigliato. L'ultima espressione è quella di un preoccupato richiamo.
Un viso giovane come quello della ragazza, sorride con "pochi tratti" se non vogliamo invecchiarla, mentre un uomo più maturo si caratterizza meglio marcando il segno.
L'ironico vecchietto assume una miglior espressione con una sfumatura caricaturale.

Per completare la lezione il consiglio è quello di sempre: provare e riprovare. Copiate gli esempi fino a stancarvi.
Fornitevi anche di uno specchio da tenere sul tavolo da disegno e fate mille smorfie cercando di riprodurle sul vostro blocco di schizzi.
La prima fase per intuire al meglio il procedimento per creare le ombre sul volto, è di studiare le sfaccettature dei piani, cioè si deve immaginare la teste come un blocco, quasi fosse il primo stadio di una scultura virtuale. Questo permette di intuire dove si appoggiano le luci e le ombre di conseguenza.
Negli esempi si possono notare le incavature e le sporgenze dei due visi. Nel disegno 1 la luce è neutra, ma vediamo bene gli "incavi",
Nel disegno 2 l'illuminazione proviene da sinistra in diagonale Negli esempi che seguono la luce proviene dall'alto per l'esempio 3, dal basso per il 4.
Come noterete l'ombra nel viso va ad "occupare" gli incavi che vanno studiati sulla prima immagine.
Compreso questo con un po' di lavoro si passa alla realizzazione di alcuni disegni dal vero.
L'ottimo sarebbe di poter procurarsi un gesso o una piccola scultura o copia di statue ( vediamo appunto come esempio assieme ai gessi una riproduzione del David )

Osservando queste foto appare chiara l'utilità di modelli simili per uno studio approfondito.
All'occorrenza, come ultima ratio, si può ricorrere alle teste di polistirolo che vengono usate nelle vetrine di parrucche, hanno la medesima utilità anche se un minor dettaglio.

Alla fine, con un gesso davanti,si punta su uno dei suoi lati una luce radente, e poi si passa al piacere del disegno a matita...
...come l'esempio qui riportato.
Fate attenzione alla differenza sostanziale dei due disegni: il primo ha un tratto lineare, elegante. Invece il secondo rivela una precisa ricerca dei volumi che è quello che ci interessa ora.
Negli esempi che vedete ho scelto anche una testa
dai tratti leggermente irregolari dove meglio si comprendono le sfaccettature che ci interessano.

Il gesso del bambino invece è più regolare e aiuta maggiormente a comprendere le rotondità di un volto giovane.
Vi propongo ora una panoramica di volti realizzati in china e a pennarello, in cui si avverte di più il contrasto che si crea con luci di provenienza differente. Potete osservare che la provenienza della luce è la stessa per tutti i casi, ma sono i volti che assumono angolazioni differenti.
Nei primi due abbozzi sotto si vede una violenta luce che crea ombre decise, l'ultimo non è particolarmente denso di ombreggiatura per dare il senso di una luce violenta con un effetto grafico di invenzione, che illumina quasi totalmente.
Tutti sono trattati volutamente con uno stile impressionistico che rende efficaci queste situazioni.
La tecnica della penna richiede pazienza e attenzione. Regala grandi soddisfazioni ma anche qualche delusione iniziale.
Per ben cominciare ci si deve innanzi tutto esercitare con china e calamaio allenando la mano ai comandi che vogliamo.
Il massimo dei vantaggi che offre la penna è in assoluto la sintesi dei volumi e delle sfumature dalla matita o carboncino o altro. Con il segno abbiamo mille e mille opportunità espressive e diventa un mezzo, forse quello che personalmente preferisco, con cui affrontare e risolvere qualsiasi problema.
Generalmente per eseguire un disegno a penna si prepara un abbozzo ben rifinito a matita per poi ripassare i tratti facendo scivolare sulla carta il pennino morbido e sicuro.
Per il pennello vale in gran parte il ragionamento fatto per la penna, anche se il pennello può “vivere” da solo per eseguire sia tratti sottili, sia tratteggi, ma anche e soprattutto segni ampi pastosi che regalano grande morbidezza. Per spiegarmi meglio dico che se dovessi rinunciare per assurdo ad un strumento di lavoro terrei il pennello a sfavore della penna.

Gli ampi tratti di assoluta morbidezza che compongono questo profilo di donna, ne sono la dimostrazione.
Osservate infatti il contorno del cappello e il collo di pelliccia che contorna la figura, che solo a pennello ottengono simile risultato. I tratti sottili sono a penna e la carta usata è liscia, quasi patinata, da permettere quei graffi verticali fatti con la lametta.
Nell'immagine del sax possiamo davvero apprezzare la grande malleabilità del pennello, è però necessario avere una sicurezza morbida della mano e del braccio, sicurezza che si acquisisce con tanta tanta pratica.

Dopo di che potremo fare anche i tratti veloci del sciatore e più ancora della donna.
Due disegni finiti per valutare ancora la tecnica.

Nel primo vi invito ad osservare lo scialle e i manicotti della donna in secondo piano, come appaiano morbidi e fluidi, ma col pennello quasi a secco di china ho dato una ruvidità alla base della gonna che sembra quasi su carta ruvida che non è.

Nel secondo ho annacquato la china fino a renderla grigia per fare il cielo, mentre per i tubetti di colore e la superficie della tela ho miscelato la china nera con tempera bianca.


Il cameriere, la pianta ornamentale, i capelli della donna in primo piano, tutto in questa illustrazione rende vivo ed apprezzabile l'uso del pennello, come nella muleta del torero.

Già abbiamo valutato questi disegni nella sezione VESTIRE LA FIGURA, voglio però proporli anche qui perchè ben si adattano come esempi sui due argomenti differenti

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